Esiste un passaggio interessante nella Bibbia che racconta un momento durante la crocifissione di Gesù in ✝️ Giovanni 19:26-27. Sia Maria, la madre di Gesù, sia Giovanni si trovano ai piedi della croce. Gesù si rivolge a Giovanni: «Ecco tua madre», riferendosi a Maria. Ma cosa intendeva Gesú? Forse voelva invitare Giovanni a prendersi cura di sua madre Maria? O voleva invitarlo ad adorare Maria, in quanto madre di Dio? O voleva portarlo a guardare Maria come la madre di tutti i cristiani e venerarla come tale? Questo è un tema molto caro ai nostri fratelli evangelici che continuano a credere (erroneamente ) che i cattolici adorino Maria invece di venerarla. C'è un grande differenza tra adorare e venerare. Ma prima procediamo per passi.
Il motivo per cui questo è così strano è che Giovanni non era figlio di Maria, e Maria non era sua madre. Molti cristiani moderni hanno cercato di spiegare questa anomalia dicendo che Gesù stesse affidando a Giovanni il compito di prendersi cura di sua madre. E sebbene questo possa essere vero in un certo senso, non è proprio così che funzionava la cultura ebraica. Infatti ciò appare strano sul piano culturale ebraico, poiché l'affidamento di una madre spettava ai familiari e non agli amici. Quindi un figlio, in genere, avrebbe affidato la propria madre a un familiare, non a un amico fidato. Inoltre, il termine greco per "ecco" indica un vero e proprio discernere profondo, non un semplice sguardo. Significa fissare con attenzione e discernere. Pertanto, la domanda rimane: perché Gesù dice a Giovanni "Ecco tua madre"?
Un primo cristiano di nome Sant'Ambrogio cercò di rispondere a questo dicendo che si trattava di un'affermazione sia sulla pietà di Giovanni sia su quella di Maria. A Maria viene detto di guardare Giovanni perché è l'apostolo prediletto, e a Giovanni viene detto di guardare Maria per via della sua fedeltà e del suo amore per Cristo. Pertanto, Sant'Ambrogio vi vedeva un riconoscimento reciproco della virtù e della fede di Maria e Giovanni. Sant'Agostino e la tradizione antica vi riconoscono invece il momento in cui Maria viene costituita come madre spirituale di tutti i cristiani.
Un altro primo cristiano del IV secolo di nome Sant'Agostino scrive che questo è in realtà Cristo che istituisce Maria come madre di tutti i cristiani, non solo come madre di Giovanni. E questa idea che Maria sia la madre di tutti i cristiani è in realtà un concetto che risuona attraverso la maggior parte dei primi cristiani. Molti di loro fanno riferimento anche ad ✝️ Apocalisse 12, che descrive una donna vestita di sole. Lo stesso passaggio dice poi che questa donna è la madre di Gesù e la madre di tutti coloro che custodiscono la testimonianza di Cristo. Essi credono che questa donna sia Maria proprio per il suo ruolo speciale nella storia della salvezza. E questa è solo una parte del motivo per cui così tanti cristiani oggi, come cattolici, luterani, anglicani ed ortodossi orientali, rendono così tanto onore a Maria: per via del suo ruolo nella storia della salvezza e per via delle parole di Cristo.
Tutto questo non significa assolutamente che noi cattolici adoriamo Maria in alcun modo, ma piuttosto rispettiamo il ruolo che Dio le ha dato nella sua missione divina e che riconosciamo l'onore che ci è stato donato attraverso di lei. In altre parole guardiamo a Maria per arrivare a Gesù, come guardiamo i santi per imparare ad avvicinarci al Cristo. La differenza tra venerare e adorare è fondamentale, sia dal punto di vista linguistico sia da quello teologico e dottrinale. L'adorazione è il culto e l'atto di sottomissione suprema rivolto esclusivamente a Dio (Padre, Figlio e Spirito Santo). La venerazione è l'atto di profondo rispetto, stima, onore e affetto rivolto a creature umane o spirituali che si sono distinte per la loro santità o fede.
Nel libro dell'Apocalisse questo episodio accade per ben due volte, ed è uno dei momenti più emblematici per comprendere la teologia del culto cristiano: gli angeli, per quanto gloriosi, sono creature ed è vietato adorarli. L'apostolo Giovanni, sopraffatto dalla grandezza delle visioni, tenta di prostrarsi davanti all'angelo guida, ma viene subito fermato.
In ✝️ Apocalisse 19:10, dopo la visione del banchetto di nozze dell'Agnello e il trionfo di Dio, Giovanni cade ai piedi dell'angelo: «Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo come te e i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù. Adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia"».
In ✝️ Apocalisse 22:8-9, verso la fine del libro, dopo la descrizione della Nuova Gerusalemme, Giovanni commette di nuovo lo stesso errore per l'emozione: «Io, Giovanni, sono quello che ha udito e visto queste cose. E, dopo averle udite e viste, mi prostrai in adorazione ai piedi dell'angelo che me le aveva mostrate. Ma egli mi disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo come te, come i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. Adora Dio!"».
«Guardati dal farlo!» (In greco Òra mē): È un'esclamazione brusca e immediata. L'angelo rifiuta categoricamente qualsiasi gesto di venerazione o adorazione divina, interrompendo subito Giovanni.
«Io sono un conservo» (Syndoulos): L'angelo definisce se stesso un "compagno di servizio". Nonostante la sua natura celeste e gloriosa, davanti al Creatore si trova sullo stesso livello di parità d'opera di Giovanni, dei profeti e di tutti i credenti.
«Adora Dio!» (Tō Theō proskynēson): È il centro del messaggio. L'adorazione (proskynesis) spetta esclusivamente a Dio. Nessuna creatura — per quanto elevata, potente o spirituale — può ricevere il culto o l'adorazione che appartiene soltanto al Creatore.
Recentemente, mi è capitato di dibattere sui versetti in ✝️ Genesi 32:23-33 nei quali si raffigurava la lotta di Giacobbe con un angelo di Dio. La controparte sosteneva che il nostro Dio fosse un Dio debole, perchè avrebbe "faticato" nello sconfiggere Giacobbe, un semplice essere umano. Ebbene, l'argomentazione ha avuto inizio perchè la controparte (come anche me stesso, tempo fa) tendeva a decontestualizzare o a interpretare male i passi della Bibbia, solo per arrivare a una rapida conclusione logica inoppugnabile, tale da poter giustificare quanto il suo Dio fosse invece più potente (Allah). Eppure, se avessimo anche solo un briciolo d'intento nel voler approfondire per davvero cosa stiamo leggendo, capiremmo che tali conclusioni siano un enorme equivoco, oltretutto con il rischio di offendere Dio stesso, l'unico ed il solo. In quei versetti c'è molto più di quanto ci viene presentato.
I versetti recitano così: «In quella notte [Giacobbe] si alzò, prese le due mogli, le due serve, i suoi undici figli e passò il guado del Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e fece passare tutto quello che possedeva. Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'alba. Vedendo che non riusciva a superarlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si lussò mentre lottava con lui. Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'alba». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò andare, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Egli rispose: «Perché mi chiedi il nome?«. E qui lo benedisse. Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel: «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è stata salvata». Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuel e zoppicava all'anca.
In primis: Giacobbe non ha mai vinto contro Dio, pur sembrando così a primo impatto. In realtà, Dio ha lasciato combattere Giacobbe, fino a quando ha deciso di ferirlo nella carne (all'articolazione dell'anca), non perchè Dio non avesse più una strategia difensiva valida da poterlo fermare, ma perchè ha voluto aiutare Giacobbe nel capire che, per quanto lui facesse affidamento sulla sua forza fisica, è comunque fatica sprecata, essendo che in ogni momento Dio avrebbe potuto tranquillamente ferirlo o bloccarlo, e quando invece sarebbe molto più saggio fare affidamento su Dio il che, nel caso del presente percorso storico, è un potente atto tale da generare una nazione (Israele). Infatti, in quella lotta Giacobbe, una volta compreso cosa stesse accadendo, ha subito riconosciuto la potenza di Dio e non lo ha lasciato andare via, finché non fosse stato benedetto da Lui. Sì, noi dipendiamo da Dio e non dai nostri "muscoli" (cioè dall'orgoglio, dall'intelligenza, ecc.), a prescindere da chi siamo: dal re più potente di una nazione a chiunque altro. Quindi possiamo dire che Giacobbe ha "vinto" di fatto, ma solo stringendosi e aggrappandosi a Dio per ricevere quella benedizione. Prima usava i suoi "muscoli" per gestire le cose, finché non ha ricevuto la vera forza: la forza spirituale!
Secondariamente è necessario cambiare prospettiva, vale a dire guardare la storia anche da un altro punto di vista. Dio è come un padre che insegna ai suoi figli a camminare, per spezzare il loro orgoglio e salvarli. Se chiediamo ad un ipotetico padre di famiglia che ha un figlio maschio, è possibile assistere allo stesso tipo di lotta, naturalmente s'intende una "lotta mentale" a meno che il padre non stia giocando con il proprio figlio per aiutarlo a rafforzarsi nello spirito e nel corpo che a sua volta produce sicurezza e coraggio, così sviluppare gli strumenti per affrontare il mondo che gli aspetta. Insomma, Dio ha fatto questo e continua a farlo in tanti modi, tutti guidati dall'amore, proprio come farebbe un padre. Il gesto più grande che ha compiuto è stato Gesù. Il mondo non ha "ucciso" Gesù per sopraffazione: è Dio Stesso che ha lasciato che accadesse per salvarci dal peccato originale. In ✝️ 1 Corinzi 1:27, Paolo spiega come Dio non scelga i criteri del mondo (potere, ricchezza, sapienza umana) per realizzare i Suoi piani, ma proprio ciò che appare fragile: «Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare i forti.»
Infine, ricordiamoci che la Bibbia è seminata di collegamenti, come abbiamo già visto insieme nel periodico, articolo 75. Ad esempio, in ✝️ Apocalisse 19:16, Gesù ritorna con un nome scritto sulla Sua coscia, a indicare la vittoria finale poiché quella nazione è ora governata dal Re dei Re. Dove il primo Israele (Giacobbe) viene segnato nella carne con la debolezza per poter essere salvato, il nuovo Israele (Gesù) mostra sulla Sua carne l'iscrizione della Sua onnipotenza: la ferita trasformata in un titolo di gloria eterna. Un altro collegamento riguarda ✝️ 2 Corinzi 12:9 dice: «Ed Egli mi ha detto: 'La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza'. Perciò mi vanterò ben volentieri delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.»
Ci sono ancora molti altri legami in tutta la Bibbia riguardo alla debolezza di cui si potrebbe parlare. A tutti quelli che non credono nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe (l'Unico Dio esistente), invito sempre nel continuare a leggere la "nostra" Bibbia, e lasciare che la Parola di Dio vi abbracci forte fino a quando non scoprirete che è anche la "vostra" Bibbia! Fateci caso: qual è la figura che la maggior parte delle persone (di qualsiasi religione) vede, sia quando si trova in punto di morte e torna in vita, sia quando ha una visione? Trattasi di Gesù! Perché Egli non è nel sepolcro. Dio ha sconfitto la morte, e questa è un'ulteriore prova (la principale) di un Dio potente. E allora andiamo a vedere quante conversioni stanno accadendo nel mondo, secondo i dati ufficiali che ho esposto nel periodico, articolo 18 . Altro esempio della sua potenza risiede nel fatto di riuscire a trasformare i cuori scettici e duri, come è stato il sottoscritto, non con la forza ma con la verità e l'amore
Il contesto della notte: Giacobbe si trova sul punto di rincontrare suo fratello Esau, a cui anni prima aveva rubato con l'inganno la primogenitura. Si trova in una profonda crisi di ansia e paura. Mandati avanti la famiglia e i beni, rimane completamente solo al buio: è il momento della resa dei conti con il proprio passato e con Dio.
L'identità del misterioso lottatore: Il testo lo chiama inizialmente "un uomo", ma la tradizione e il seguito del racconto rivelano una figura divina (spesso interpretata come un angelo o una teofania, un'apparizione diretta di Dio). Il profeta Osea (12, 4-5) confermerà: «Lottò con l'angelo e vinse».
Il cambio del nome: Nel mondo semitico il nome definisce l'essenza e il destino di una persona:
Giacobbe (Ya'aqov) significa "soppiantatore" o "colui che afferra il calcagno" (l'ingannatore).
Israele (Yisra'el) significa "colui che combatte con Dio" o "Dio prevale". Attraverso questa lotta, Giacobbe smette di essere il fuggiasco usuraio e diventa il padre del popolo dell'alleanza.
La ferita e la benedizione: L'angelo lussa la coscia di Giacobbe. Da quel momento in poi, Giacobbe camminerà zoppicando: la benedizione divina non elimina la debolezza umana, ma la trasforma. La sua forza non risiederà più nell'astuzia personale, ma nella dipendenza da Dio.
Penuel ("Volto di Dio"): Vedere Dio faccia a faccia nel mondo antico significava morte certa. Giacobbe sopravvive e chiama quel luogo Penuel, a testimonianza della grazia e della salvezza ricevuta.
Spunto per la riflessione: Questo passo mostra che la fede non è un'adesione passiva, ma una "lotta" intima, notturna, in cui l'uomo affronta le proprie paure e ne esce trasformato, ferito nel proprio orgoglio ma benedetto da Dio.
Nel libro della ✝️ Genesi 3:21, subito dopo la caduta e il giudizio, si trova un versetto chiave che anticipa uno dei temi teologici più importanti di tutta la Bibbia: «Il Signore Dio fece all'uomo e a sua moglie tuniche di pelli e li vestì». Anche se il testo non descrive esplicitamente la scena del sacrificio, l'atto di confezionare "tuniche di pelli" implica necessariamente che degli animali siano stati uccisi. Questo gesto di Dio racchiude un profondo significato teologico e simbolico
Prima della caduta, Adamo ed Eva erano nudi e non ne provavano vergogna. Dopo il peccato, scoprono la loro nudità e provano senso di colpa e paura, cercando di coprirsi da soli con foglie di fico (✝️ Genesi 3:7). Questo gesto indica l'insufficienza del tentativo umano in cui le foglie di fico rappresenterebbero lo sforzo umano, fragile e provvisorio, di nascondere la propria colpa e vergogna. In tal senso, Dio sostituisce le foglie con tuniche di pelle. Insomma, una soluzione migliore! Non da meno, si deve sottolineare che, per la prima volta nella creazione, la vita di un innocente (l'animale) viene sacrificata per coprire la nudità e la vergogna del colpevole. Questo spiega perchè nell'Antico Testamento si legge di molti sacrifici di animali, altresì stabilisce un principio che attraverserà tutta la Scrittura: «senza versamento di sangue non c'è perdono», come ci ricorda ✝️ Lettera agli Ebrei 9:22.
Dio non uccide gli animali per dimostrare forza o collera, ma per misericordia.Il peccato ha introdotto il male, la vulnerabilità e la morte nel mondo; gli esseri umani si trovano ora esposti alle conseguenze del loro gesto e alla durezza del mondo esterno al giardino di Eden. Confezionare abiti di pelle resistenti significa che Dio, pur dovendoli allontanare dall'Eden, non li abbandona a se stessi, ma si prende cura di loro e li protegge.
Nella teologia cristiana è considerato un "protovangelo" pratico (un’anticipazione visiva della salvezza). Ma proviamo a speigarlo con parallelismi di cui la Bibbia è molto densa:
Nel Giardino dell'Eden: Un animale innocente viene ucciso per coprire la nudità dell'uomo. Parimenti nel Nuovo Testamento: Gesù (l'Agnello di Dio) viene sacrificato per perdonare i peccati dell'umanità.
Nel Giardino dell'Eden: Dio veste l'uomo con tuniche di pelle fisiche. Parimenti: nel Nuovo Testamento: Il credente viene "rivestito di Cristo" e della sua giustizia (✝️ Galati 3:27).
Vedere per la prima volta la morte di una creatura vivente nel giardino incorrotto deve essere stato sconvolgente per Adamo ed Eva. Serviva a far comprendere loro la gravità della disobbedienza: la conseguenza del peccato non è un concetto astratto, ma porta realmente la morte nel creato (✝️ Romani 6:23). In sintesi, Dio compie quel gesto per dimostrare che l'uomo non può cancellare la propria colpa con i propri mezzi (le foglie di fico), ma ha bisogno di un intervento divino. La morte degli animali è stato il primo atto di grazia e copertura del peccato della storia biblica, un'ombra di quello che sarebbe poi stato il sacrificio definitivo, quello di Gesù sulla croce e grazie alla quale siamo liberi dal peccato originale